Gibellina Capitale dell'Arte Contemporanea: al via domani il progetto La Scuola di Santa Rosa

Redazione Prima Pagina Belice

Continuano con La Scuola di Santa Rosa a Gibellina, un progetto di Belìce/Epicentro Memoria Viva a cura di Cristina Costanzo, le residenze artistiche di Gibellina Capitale della Cultura. Dal 12 al 17 maggio a Gibellina la celebre Scuola di Santa Rosa, ideata e fondata da Francesco Lauretta (Ispica, Ragusa, 1964) e Luigi Presicce (Porto Cesareo, Lecce, 1976) nel 2017 a Firenze, in sintonia con il carattere collettivo che la contraddistingue come libera lezione di disegno aperta a tutti, si apre alla formula della residenza con uno sviluppo itinerante che toccherà più siti, tra cui il Sistema delle piazze e l’ex chiesa di Gesù e Maria.

Al termine della residenza e delle azioni della Scuola di Santa Rosa verrà realizzata una mostra/installazione di restituzione che sarà presentata il 14 maggio negli spazi dell’ex chiesa di Gesù e Maria, luogo simbolico della città e centro nevralgico della attività di Gibellina capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. L’opera/installazione è espressione dell’idea per cui nella Scuola di Santa Rosa “sbocciano disegni che non sono solo disegni perché nel momento in cui nulla vincola durevolmente il tempo la Scuola prende corpo, si fa opera”.

Calendario

12 maggio: Scuola di Santa Rosa, a partire dalle ore 10.30 e dal bar Planet, in piazza dell’Autonomia Siciliana.

14 maggio, ore 18.30, ex Chiesa di Gesù e Maria: Restituzione della residenza della Scuola di Santa Rosa e dialogo con Cristina Costanzo, Andrea Cusumano e Giuseppe Maiorana.

L’intervento nell’ex Chiesa di Gesù e Maria sarà fruibile anche il 15 e il 16 maggio dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.

Luigi Presicce (Porto Cesareo 1976) si occupa attraverso diverse pratiche artistiche, tra cui la pittura, la scultura, la performance, la scrittura e la curatela, di evidenziare aspetti scenici legati al mito, le religioni, i riti, l'evoluzione della razza umana, l'attraversamento delle culture popolari tra di esse, in un continuo rincorrere le origini, proprie e dell'essere umano in generale. Con il riappropriarsi di mezzi strettamente manuali riconsidera la possibilità di mettere in campo l'aspetto spirituale e magico insito nell'arte popolare e naif. Con la sua visione elabora scenari simili a pale d'altare, barocchi come la sua terra d'origine, santi come tutte le cose invisibili del mondo.

Francesco Lauretta (Ispica, Ragusa, 1964). Pittore, ha amato Emilio Vedova e James Lee Byars, suoi maestri. Dopo gli studi a Venezia si trasferisce a Torino, dove comincia a esporre le prime opere olfattive e, grazie alle insistenze di Guido Carbone, esordisce come pittore con Valori Plastici nel 1999. Nel 2008 si trasferisce a Firenze dove ancora vive e lavora. Francesco Laurettalavora con video, performance, installazioni, scrive i Racconti funesti, pubblica Racconti di traverso, ma la pittura rimane la sua ossessione che lentamente, e faticosamente, cerca di abilitare con allucinazione. Si definisce un “inesistenzialista”.

Cristina Costanzo è professoressa associata di Storia dell’arte contemporanea all’Università degli Studi di Palermo. È tra i firmatari del dossier di candidatura ed è co-curatrice di Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026.

Belìce/EpiCentro della memoria viva è uno spazio museale allestito al piano terreno del CRESM di Gibellina, concepito come un percorso espositivo esplorativo sulla storia, la memoria e la coscienza della Valle del Belìce. Attraverso immagini, documenti, testimonianze e archivi storici — tra cui quelli del CRESM, del Centro Studi Danilo Dolci e di altri enti legati alla pianificazione popolare e allo sviluppo del territorio — il visitatore può ricostruire le vicende umane, sociali e naturali di questa area. Il museo non si propone solo come luogo di conservazione, ma come spazio vivo e partecipato: accoglie la sperimentazione degli artisti contemporanei, che dialogano con la memoria del territorio attraverso pratiche e linguaggi dell'arte di oggi, e invita i cittadini stessi a contribuire con le proprie testimonianze, facendo del museo un punto di incontro tra memoria collettiva, ricerca artistica e identità territoriale in continuo divenire.

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