Gibellina celebra Dario Fo: il Festival delle Orestiadi apre nel centenario della nascita del Premio Nobel

Redazione Prima Pagina Belice

La 45esima edizione del Festival delle Orestiadi celebra il centenario della nascita di Dario Fo, con un progetto declinato negli spazi del Baglio Di Stefano. Uno spettacolo, una creazione inedita immaginata per questa importante ricorrenza e un laboratorio creativo comporranno il progetto originale che le Orestiadi vogliono dedicare ad un grande artista, che ha avuto un rapporto speciale con Gibellina: Dario Fo, uno dei primi artisti a portare la sua arte tra gli sfollati del terremoto, recitando il suo Mistero Buffo nelle baracche nel 1968.

L’Omaggio a Dario Fo (3,4 e 5 luglio) nel centenario della sua nascita: aprirà ufficialmente il Festival al Baglio Di Stefano (3 luglio – ore 21.00)con “Francesco lu Santo Jullare” (regia di Giorgio Gallione, co-produzione Teatro Nazionale di Genova | CMC/Nidodiragno, con la collaborazione del Teatro della Juta) testo culto di Dario Fo, che sarà interpretato da Ugo Dighero, uno tra gli attori che più di tutti ha portato avanti in questi anni la storia e il particolare linguaggio del premio Nobel.

Lavorando su leggende popolari, testi canonici del Trecento e documenti emersi negli ultimi anni, Fo costruisce una narrazione potente, giocosa e certamente non agiografica del “Giullare di Dio “, come Francesco amava definirsi all’epoca, proprio negli anni in cui i “joculatores” erano perseguitati e banditi, per editto dell’imperatore, in quanto osceni e volgari buffoni. Ma il racconto di Fo è anche spiritualità e mito, favola e satira, e disegna un Francesco uomo che si spoglia di ogni ricchezza per avvicinarsi ai diseredati, rifiutando ogni privilegio o ipocrisia, per predicare a uomini, lupi o uccelli un messaggio di fraternità e pace, per comporre e mettere in musica il suo “Cantico delle Creature”.

Seguendo la lezione di Fo, lo spettacolo si muoverà così su due percorsi paralleli, ripercorrendo la realtà storica del viaggio di Francesco nel mondo cristiano e contemporaneamente raccontando la rivoluzione riformatrice, ricca anche di ostacoli e tradimenti, che il compianto Papa Francesco ha avviato nella Chiesa del nostro tempo, spesso non molto francescana

Il 4 luglio (ore 21.00) andrà in scena “Libere” (prima nazionale), una produzione inedita per Gibellina, tratta dai monologhi per una donna scritti da Dario Fo con e per Franca Rame, curata da Silvia Ajelli (4 luglio) con Silvia Ajelli, Gaia Insenga e Eletta Del Castillo e le musiche originali eseguite da Giulia Mei. Si tratta di tre storie sulla condizione della donna, due comiche - Una donna sola e La mamma fricchettona - e una drammatica – La Medea -, scritte negli anni Settanta in appoggio alle lotte del movimento femminista, e se alcune istanze oggi fortunatamente sono state superate, altre invece sono ancora attuali e vale la pena metterle in luce oggi.

Abbiamo voluto combinare queste storie di ieri con le canzoni di Giulia Mei, che con le sue storie ci apre lo sguardo sulle istanze femminili di oggi”, racconta Silvia Ajelli.

Sempre il 4 luglio, alle 22,30, dopo lo spettacolo, per festeggiare Gibellina Capitale dell’arte contemporanea, si farà festa con la band palermitana A Noi ci piace Vintage, capitanata da Vincenzo Ferrera e Dario Sulis, nella Terrazza del Baglio Di Stefano con le sue canzoni “rivedute e corrette” nel loro ventesimo anno di attività musicale, e ci accompagnerà in questo avvio di Festival per gioire insieme di un anno davvero speciale per Gibellina.

Il 5 luglio (ore 19.30) sarà la volta del “Lazzaro Affabulato” di Marco Baliani, un laboratorio narrativo intorno all’affabulazione di Dario Fo per restituire una performance sul suo “Mistero Buffo”.

“Il laboratorio teatrale che vado presentando – racconta Marco Baliani - è un omaggio a quel grande affabulatore di storie che è Dario Fo. Non ho detto “è stato” ma “è”. Coloro che in ogni linguaggio d’arte lasciano un segno indelebile del loro passaggio, poi, nello scorrere del tempo, non passano mai, restano interi e integri, viventi, ogniqualvolta li pensiamo, li indaghiamo o ne vediamo l’esito attraverso le opere. Vorrei trasformare uno dei suoi più celebri pezzi tratti dal mitico Mistero Buffo in un percorso di conoscenza dell’arte del narrare.

Dedicando a lui questo percorso di esplorazione della parola propongo a coloro che parteciperanno al laboratorio l’esperienza dell’oralità narrante. Prenderemo come nostro riferimento il frammento del Mistero Buffo in cui Fo racconta (ma nel suo modo di raccontare la parola “affabulazione” risuona con più nitidezza) l’episodio della resurrezione di Lazzaro. Ho scelto la figura di Lazzaro perché in qualche modo è metafora della stessa arte del racconto, le parole del narratore fanno ogni volta risorgere immagini dal mondo dell’invisibile facendole divenire matericamente vive agli ascoltatori”.

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