Gibellina, Giorgio Andreotta Calò firma la residenza artistica “Ricucire”

Redazione Prima Pagina Belice

Progetto realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia e con la Fondazione BonottoContinuano con Giorgio Andreotta Calò, le residenze artistiche del programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea che quest’anno invita artisti da tutto il mondo per lavorare con il territorio e la sua comunità. Su questa scia, il progetto di Andreotta Calò (Venezia, 1979), realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia e con la Fondazione Bonotto, intreccia arte contemporanea, tradizione rituale e memoria collettiva continuando a generare nuove forme di immaginazione e partecipazione.

Prendendo avvio da una riflessione sulle azioni di riparazione e rilettura critica dell’opera diAlberto Burri, Ricucire - questo il titolo della residenza-trasforma il territorio del Belice in uno spazio di attraversamento fisico e simbolico, capace di connettere la ferita del terremoto del 1968 con le prospettive di rinascita culturale della città.Distinta in due momenti, l’azione artistica comincia con Ricucire, il laboratorio in programma dall’1 al 14 agosto, per culminare con ViaItria, l’azione pubblica che sisvolgerà tra il 15 e il 16 agosto. Al centro dell’iniziativa vi è la realizzazione di un nuovo prisente, il tradizionale drappo cerimoniale legato alla festa religiosa di San Rocco e, negli anni dell’amministrazione di Ludovico Corrao, commissionato a grandi artisti come: Pietro Consagra (1984), Alighiero Boetti (1985), Sami Burhan (1986), Carla Accardi (1987), solo per citarne alcuni.In continuità con questa tradizione, durante le due settimane di residenza un gruppo di studenti del corso di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia guidato da Giorgio Andreotta Calò lavorerà alla creazione di un nuovo prisente,realizzato in collaborazione con le maestranze locali dell’associazione Artensis e la supervisione della maestra ricamatrice Maria Mercante, e grazie alla collaborazione con Fondazione Bonotto.Il 15 agosto, alla vigilia della festa di San Rocco, i partecipanti partiranno dalla Chiesa Madre di Ludovico Quaroni per raggiungere, a piedi, il Grande Cretto.

Una volta giunti a destinazione, “abiteranno” simbolicamente il luogo per tutta la notte, trasformando il prisente in uno spazio di sosta e di condivisione. All’alba del giorno successivo il gruppo intraprenderà il cammino di ritorno verso Gibellina Nuova, per unirsi infine alle celebrazioni cittadine del 16 agosto, durante le quali il manufatto verrà portato in processione e lasciato in dono alla città.Il traumaprodotto dall’evento sismico è il filo rosso che guida l’azione riparatoria del progetto Ricucire, in omaggio a Burri e alla celebrazione di San Rocco, costruendo una costellazione di richiami simbolici nell’azione collettiva.

Spiega l’artista.Sulla superficie del prisente è ricucita la via geografica che collega la città di Gibellina Nuova con le macerie coperte dal cretto di Burri, un viaggio verso questo epicentro ed un ritorno nel nuovo logos, itinerario circolare che amplifica la dimensione trasformativa del rito dove a modificarsi è la percezione e la coscienza dei partecipantiche si fanno portatori di memoria e custodi di un cambiamento.

L’azione concreta del viaggio verso l’epicentro del cretto/labirinto, la dimensione onirica della notte trascorsa al suo interno e il ritorno alla Chiesa Madre, traccia il movimento circolare del rito. Il prisente portato dal gruppo riprende per proporzioni la via incastonata nel cretto, stretta e lunga, si fa percorso tracciato, percorso agito ma anche luogo di sosta, fungendo da tenda a proteggere il sonno del gruppo. Questa dimensione della casa (oikos) da spazio ancora nomade e transitorio ritrova una sua nuova collocazione e radice aconclusione del processo rituale.Oltre ad essere un laboratorio di ricerca e produzione Ricucire /ViaItria:<>, sottolinea il direttore artistico Andrea Cusumano.

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