Le Orestiadi per Gibellina Capitale: un progetto inedito celebra il legame indissolubile tra arte e teatro
Il Festival delle Orestiadi ha immaginato un progetto inedito per Gibellina Capitale dell’arte Contemporanea, volto a raccontare e mettere in scena quel rapporto inscindibile tra arte e teatro che ha segnato la storia di Gibellina e del suo Festival dedicato al regista Roberto Andò.
Un inedito progetto installativo in tre parti, tra suono, immagine e parola, per rinnovare quell’esperienza lunga 45 anni, in cui il teatro e l’arte sono sempre stati l’uno a fianco dell’altra: “Qui la vita non è altrove” (sabato11 luglio, ore 19.30 – Baglio di Stefano), l’installazione tra arte, musica e parola di Roberto Andò e Mimmo Paladino dedicata a Gibellina, a partire dai testi di Leonardo Sciascia e Luigi Pirandello con la voce di Toni Servillo.
Due artisti simbolo della città di Gibellina, Roberto Andò autore, regista di cinema e teatro, tra i primi direttori artistici del Festival delle Orestiadi che tra il 1992 e il 1998 consacrò con la sua visione internazionale il Festival come progetto che metteva in relazione i linguaggi della contemporaneità e Mimmo Paladino che con la sua “Montagna di Sale” immaginata come scenografia de “La sposa di Messina” ha promosso l’immagine di Gibellina e il suo rapporto con l’arte nel mondo, così vicini alla città e al progetto di Ludovico Corrao, oggi insieme per un’installazione inedita a festeggiare l’importante riconoscimento ottenuto dalla Città di Gibellina.
A seguire, il percorso avrà al suo centro la prima tappa di un progetto espositivo più ampio dedicato all’eclettico Andò, dal titolo “Roberto Andò. Autoritratto/Gibellina” (Baglio di Stefano) a cura di Vincenzo Trione volto a raccontare, attraverso memorie, immagini, suggestioni, testi, proprio la storia di quegli anni in cui Roberto Andò diresse il Festival delle Orestiadi, il rapporto con alcuni degli artisti da Bob Wilson a Peter Stein, da Amos Gitai a Moni Ovadia, la scrittura e la messa inscena di alcuni spettacoli unici come le “Esequie della Luna”.
“L’artista, ha scritto Raffaele La Capria, dovrebbe possedere la medesima leggerezza dell’anatra. Lavorare per “togliere”; sembrare naturale; non manifestare lo sforzo della costruzione. Potremmo richiamarci a questa efficace intuizione critica per “fermare” la poetica di Roberto Andò. Che è sempre stato animato da un’ostinata e meditata irrequietezza. Da un lato, una vocazione nomadica, debitrice della lezione delle avanguardie novecentesche. Dall’altro lato, il bisogno di riaffermare le ragioni della classicità.
Questo gioco tra intenzioni lontane ma complementari è al centro delle esperienze artistiche, letterarie e teatrali maturate da Andò a Gibellina: testi, spettacoli (diretti e commissionati), pensati come tasselli ulteriori di quella straordinaria ed eccentrica opera d’arte totale che è stata la visionaria impresa di Ludovico Corrao. Un’avventura umana e intellettuale che, in questa mostra, viene riattraversata in una piccola drammaturgia scandita in stanze, ricca di materiali non contigui: parole, eventi, sculture, fotografie, video, incontri, azioni corsare, dialoghi appassionanti e accesi. Un coro di fantasmi e di voci che occorre non smettere di riattivare e di arricchire, come suggerisce l’installazione a quattro mani di Andò e di Mimmo Paladino: un tavolo costellato di reperti materici e di riaffioramenti affettivi, avvolta da frasi recitate, che sono state “rubate” a Pirandello e a Sciascia”, Vincenzo Trione.
L’unicità dell’evento si completerà grazie alla lettura del testo “Diario senza date” (sabato11 luglio - ore 21.00 – Baglio di Stefano), letto in scena dallo stesso Roberto Andò con Moni Ovadia con le musiche dal vivo eseguite in scena da Marco Betta e Gianni Gebbia.
"Diario senza date" è il romanzo insolito, ipnotico, di una resa dei conti definitiva e struggente con il proprio luogo d'origine, Palermo. Una voce fruga tra le rovine di una comunità fantasma cercando una plausibile spiegazione al disastro, alla prolungata coesistenza di vittime e carnefici, ribelli e complici. Autobiografia, fiction, cronaca storica, si mescolano in una scrittura che cerca nella esattezza e nel nitore della memoria la misura tragica della non appartenenza. Il lucido rincorrersi della colpa e del dolore, della bellezza e della ragione. In controluce, l'ossessivo rapporto con un poeta grande e dimenticato, Lucio Piccolo, inseguito fino a un punto di non ritorno in cui l'esperienza interiore e civile non è più affidabile alla narrazione pura.
Un gesto di sincero riconoscimento dedicato a Roberto Andò e alla sua figura di artista poliedrico, da parte di un Festival a cui ha contribuito in maniera determinante, un percorso tra arte e teatro che si intreccia in un unico grande evento che vuole raccontare e rinnovare il rapporto artistico di Andò con Gibellina e le Orestiadi. Tre progetti in uno per ripercorrere gli anni della sua direzione artistica, con uno sguardo rivolto al raggiungimento di questo importante traguardo, ottenuto proprio per il progetto che Gibellina ha portato avanti in questi anni in maniera cosi determinata.
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