L'Italia boccia la riforma della giustizia: il verdetto delle urne è NO
l referendum costituzionale sulla giustizia si chiude con una vittoria netta e definitiva del No, che si attesta al 53,9% contro il 46,1% ottenuto dal Sì. I dati reali provenienti dallo scrutinio confermano il trend delle proiezioni della vigilia, delineando un distacco incolmabile che ha spinto gli analisti a dichiarare il risultato già a metà del conteggio delle sezioni. L'affluenza alle urne ha raggiunto il 59%, un dato significativo che sottolinea l'importanza percepita dal corpo elettorale per il tema in oggetto.
La geografia del voto mostra una spaccatura territoriale evidente, con il fronte del Sì che riesce a imporsi soltanto in cinque regioni del Nord e dell'Arco Alpino: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. Nel resto del Paese il No ha trionfato in modo omogeneo, ribaltando le aspettative iniziali di alcuni schieramenti e segnando un punto d'arresto per il progetto riformatore promosso dall'attuale maggioranza.
Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l'Italia così la premier Giorgia Meloni pubblicando un videomessaggio sui social.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere e riflettono la portata del cambiamento in atto. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha celebrato l'esito delle urne invocando la tutela della Carta Costituzionale. Dall'altra parte, Matteo Renzi ha analizzato il voto come una sconfitta sonora per il governo Meloni, definendo il messaggio degli elettori forte, chiaro e figlio di una critica diretta alla gestione politica della riforma. Secondo il presidente di Italia Viva, il risultato elettorale rappresenta un segnale di stop alla personalizzazione del voto e un invito all'ascolto dei cittadini da parte del "palazzo".
La giornata è stata segnata anche da sviluppi istituzionali interni alla magistratura. Poco prima della chiusura definitiva dei seggi, Cesare Parodi ha rassegnato le proprie dimissioni dalla presidenza dell’Associazione nazionale magistrati. Sebbene l'ANM fosse schierata apertamente per il No, Parodi ha motivato la sua scelta citando ragioni di carattere strettamente personale e familiare, indipendenti dall'esito politico della consultazione referendaria.