Un grande murale dedicato ad Anas al-Sharif, giornalista palestinese di Al Jazeera ucciso a Gaza nell'agosto del 2025, è stato realizzato a Sambuca di Sicilia.
L'installazione copre parte del muro perimetrale della casa di famiglia di Paola Caridi, giornalista, saggista e tra le principali esperte italiane di storia contemporanea del Medio Oriente, ed è opera dell'artista palestinese Fuad Alymani, nato e cresciuto a Ramallah e da quattro anni residente a Praga.
Il murale è stato pensato in occasione della mostra Falastin Hurra (Palestina Libera), ospitata dal Circolo dei Lettori di Sambuca.
Al centro dell'opera c'è il volto di al-Sharif, 28 anni, tra le voci più note del racconto del conflitto nella Striscia di Gaza. Nel 2024 aveva contribuito al lavoro del team di Reuters premiato con il Pulitzer per la Breaking News Photography, riconoscimento assegnato per le immagini realizzate durante il conflitto e definite dalla giuria «crude e urgenti» nel documentarne le conseguenze sulla popolazione palestinese.
Il cronista è rimasto ucciso il 10 agosto 2025 in un raid aereo israeliano che ha colpito una tenda utilizzata dai giornalisti nei pressi dell'ospedale al-Shifa di Gaza City, nel quale hanno perso la vita anche altri tre operatori dell'informazione.
Le forze armate israeliane (IDF) hanno sostenuto che al-Sharif fosse affiliato ad Hamas, accusa categoricamente respinta dalla redazione di Al Jazeera, e contestata dalle principali organizzazioni internazionali per la tutela della libertà di stampa.
Significativa anche la scelta dei colori. Arancione e verde sono elementi ricorrenti nel linguaggio artistico di Alymani e, nel murale di Sambuca, richiamano la memoria della Palestina, la guerra e le sue vittime. Allo stesso tempo creano un collegamento visivo con la Sicilia: l'arancione, in particolare, rimanda alle arance, frutto profondamente legato alla storia e al paesaggio del Mediterraneo.
Alla base dell'iniziativa c'è soprattutto il desiderio di conservare la memoria di chi ha raccontato il conflitto dall'interno. Tra le motivazioni, Caridi sottolinea «la riconoscenza verso i nostri colleghi palestinesi a Gaza, che abbiamo conosciuto nel corso dei decenni e di cui non dimentichiamo la professionalità, la dignità, e il senso del dovere nei confronti del loro popolo».
L'obiettivo dell'installazione è anche quello di trasformare i numeri e le notizie del conflitto in storie e volti, affidandoli a una memoria visibile a chiunque passi lungo la strada. «Ogni nome significa una storia, una biografia, un sogno. Che sia una storia, la loro. Sempre», aggiunge la giornalista. «Se raccontassimo le loro storie sui muri, costruiremmo una memoria visuale, tanto da rendere l’oblio una scelta impossibile».