A Gibellina la performance dell’artista cinese Liu Bolin

L'artista, noto come The Invisible Man, si esibirà oltre che al Cretto di Burri anche al Parco Archeologico di Selinunte

Redazione Prima Pagina Belice
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17 Giugno 2026 12:38
A Gibellina la performance dell’artista cinese Liu Bolin

Liu Bolin, l'artista cinese celebre per gli scatti fotografici in cui si mimetizza totalmente con l'ambiente circostante approda a Gibellina, dove sarà protagonista di due performance pubbliche nel territorio in occasione della Capitale Italiana dell’Arte contemporanea: giovedì 18 dalle 8:30 alle 10:00 al Cretto di Burri e venerdì 19 dalle 16:00 alle 17:30 al Parco Archeologico di Selinunte.

Da oltre vent'anni l'artista celebre in tutto il mondo come The Invisible Man, utilizza il proprio corpo come una tela vivente, mimetizzandosi con grande precisione all'interno di paesaggi, monumenti e scenari urbani. Non un semplice trucco ottico, ma un gesto artistico che interroga il rapporto tra individuo e società, tra presenza e assenza, tra memoria e identità. A Gibellina e nel suo territorio, Bolin ha individuato alcuni scorci emblematici tra la città nuova, il Grande Cretto e le rovine di Poggioreale, per poi estendere il lavoro all’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il progetto dal titolo Macerie, realizzato con Galleria Gaburro, si articola in una serie di scatti e installazioni fotografiche, costruendo un ponte ideale tra due città colpite dal terremoto, entrambe impegnate a ricostruire la speranza attraverso l’arte.

Liu Bolin, ancora una volta, non si limiterà a utilizzare lo sfondo come elemento scenografico. Al contrario, ne diventerà parte integrante, fino a dissolversi al suo interno. Il processo è tanto affascinante quanto meticoloso. Ore di body painting che coinvolgono gli spettatori trasformano il corpo dell'artista in una prosecuzione delle superfici che lo circondano. Pietre, foglie, colori, ombre e dettagli architettonici vengono riprodotti sulla pelle fino a generare l'illusione perfetta.

Delle performance pubbliche sarà realizzata una serie fotografica che sarà presentata con una mostra in programma a novembre al MAC, Museo d’arte contemporanea “Ludovico Corrao”.

Liu Bolin nasce nel 1973 nella provincia nord-orientale dello Shandong.

Durante la sua formazione avvenuta all’interno della rinomata Accademia Centrale d’Arte Applicata diviene allievo del celebre artista Sui Jianguo, suo mentore agli inizi della carriera. Liu Bolin cresce e si forma nel fermento che coincide con l’inizio del rapido sviluppo economico e di una relativa stabilità politica per la Cina, un periodo di profondi cambiamenti testimoniati negli scatti della serie Hiding in the City che lo hanno reso famoso, in cui tocca i temi universali del rapporto uomo-natura e tra pensiero e potere politico. La ricerca in questo solco è iniziata nel 2005 nel Suojia Village di Pechino, smantellato nel novembre di quell’anno dalle autorità, e non si è ancora arrestata.

La sua prima mostra personale risale al 1998 a Pechino, seguita da altre due rassegne circa dieci anni dopo, sempre della capitale cinese: Sculpture, all’Hotsun Art Space nel distretto 798 Art Zone (2007); Distortion, Hotsun Art Space, Dashanzi Art District (2007). Da allora le sue foto e le sculture tipiche della sua produzione sono state esposte nel più importante festival di fotografia contemporanea Les Rencontres d'Arles e in prestigiosi musei internazionali.

Tra i più recenti solo show vanno ricordati: Liu Bolin. Hiding in Florence, Palazzo Vecchio, Firenze (2023), La forma profonda del reale, Università Bocconi, Milano (2019); Liu Bolin.Visible/Invisible, Mudec - Museo delle Culture, Milano (2019); The Theatre of Appearances al Musée de l’Elysée, Losanna (2019); Liu Bolin.

The Invisible Man, Palacio de Gaviria, Madrid (2019); Liu Bolin. The Invisible Man, Complesso del Vittoriano, Roma (2018); Liu Bolin: The Invisible Man, Erarta Museum, San Pietroburgo (2018); Ghost Stories, Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2017); Galerie Party, Centre Pompidou – Acte II with Liu Bolin, Centre Pompidou, Galerie des enfants, Parigi (2017).

Nel 2015 ilMuseo de Contemporáneo di Buenos Aireslo invita per la personale Desapareciendo; l’anno successivo gli viene commissionato per il palazzo di New York, sede delle Nazioni Unite, il progetto We Are What We Eat. In Europa il lavoro dell’artista è stato divulgato anche attraverso le mostre italiane A Secret Tour al Museo H.C. Andersen di Roma (2012) e Hiding in Italy alla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano (2010), e con la personale in Svezia The Invisible Man al Fotografiska Museet di Stoccolma (2011).

Liu Bolin ha partecipato a diversi progetti artistici che lo hanno visto collaborare con altri importanti artisti contemporanei internazionali quali Botero, JR, Carlos Cruz-Diez, Kenny Scharf e Rero.

Nel 2013 ha partecipato in qualità di relatore ai TED di Los Angeles.

Liu Bolin ha inoltre collaborato con diversi marchi di lusso del mondo della moda, come Valentino, Jean Paul Gaultier, Tod’s e altri. È stato testimonial per il 2017/2018 del marchio Moncler, in una campagna firmata da Annie Leibovitz, e nel 2018 è stato artista dell’anno della champagneria francese Ruinart.

Nel 2023 tre scatti del ciclo Hiding in Florence, realizzato nel 2022 e costituito da sei opere, sono entrati a far parte della collezione permanente delle Gallerie degli Uffizi: Sala della Niobe, Gallerie degli Uffizi, Firenze; Sala di Venere, Palazzo Pitti, Firenze e Sala Bianca, Palazzo Pitti, Firenze. Si tratta della più ampia collezione di autoritratti al mondo.

Nell’ottobre 2025 prende avvio un progetto unico: L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Per Liu Bolin confrontarsi con questo capolavoro significa entrare in uno spazio di memoria e sacralità, dove l’arte diventa patrimonio condiviso dell’immaginario occidentale. La sua mimetizzazione non rappresenta una scomparsa, ma un gesto di rispetto e contemplazione: una pratica lenta e meditativa in cui il corpo si fonde con l’opera per restituire un messaggio di pace, armonia e riconciliazione.

Il progetto si sviluppa attraverso tre luoghi simbolici di Milano — il Cenacolo Vinciano, la Basilica di Santa Maria delle Grazie e la Galleria Vittorio Emanuele II — che incarnano i temi della memoria, dell’equilibrio e del dialogo tra visibile e invisibile.

Oggi vive e lavora tra Hong Kong e Pechino.

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