Sequestro del "tesoro" di Messina Denaro, Quinci: "Contrastiamo la cultura mafiosa"

Il presidente del Libero consorzio comunale di Trapani interviene in merito all'operazione antimafia del 28 maggio scor

Redazione Prima Pagina Belice
Redazione Prima Pagina Belice
30 Maggio 2026 10:30
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"Il sequestro del “tesoro” di Matteo Messina Denaro – è facile prevedere che non sarà l'ultimo – impone una serie di riflessioni. La prima rimanda alla forza dello Stato e delle sue Istituzioni. Magistratura e Forze dell'Ordine non fanno soltanto il loro lavoro con grande dedizione e responsabilità. Hanno dalla loro parte un metodo, un sistema che sta infliggendo i colpi più duri al potere mafioso. Seguono i flussi dei soldi, così come aveva intuito ed indicato il giudice Giovanni Falcone.

Gli interventi repressivi rimangono centrali, perché il potere criminale condiziona i territori ma è ormai decisivo e dirimente l'attacco ai patrimoni economici e finanziari costruiti sull'illegalità. L'operazione che ha portato al sequestro del “tesoro” di Messina Denaro conferma la necessità di affrontare la mafia disarmandola rispetto ad un suo punto di forza: la cultura mafiosa che ne consolida l'invisibilità e la pervasività. I giri di soldi da un capo all'altro del mondo, con un evidente impatto mediatico, non devono lasciarci sfuggire il nodo da sciogliere.

Le alleanze, le convivenze, gli interessi che legano i mafiosi alla società, agli insospettabili, a quelli che chiamiamo colletti bianchi, ma che forse è arrivato il momento di definire colletti sporchi. Le operazioni, le inchieste degli inquirenti e dei magistrati rilevano diversi livelli di contatto e di ruoli. La stratificazione della mafia nella società, che si fa cultura mafiosa avvelena tutti i pozzi che danno metaforicamente acqua vitale ad una società libera, senza condizionamenti di alcun tipo.

La facile retorica del dover fare tutti la nostra parte, da cittadini e da rappresentanti delle Istituzioni, va superata da una strategia, altrimenti si porranno seri problemi di credibilità e soprattutto la mafia riuscirà ad infiltrarsi ancora meglio. Servono azioni concrete ma anche con valore simbolico. I beni sequestrati e poi confiscati vanno gestiti ancora meglio. Le politiche antimafia devono entrare nei programmi scolastici con maggiore efficacia. La contro cultura mafiosa si costruire tra i banchi.

Le regole condivise non possono lasciare spazio a scorciatoie, nel lavoro come nelle professioni, nell'attività politica come in quella amministrativa. Non possono essere consentite zone grigie e neanche comode aree vischiose, difficili da interpretare. Agli atti tangibili e pragmatici vanno affiancati i simboli, le manifestazioni che diventano percorso storico ed identitario. La sfida culturale si vince anche così, opponendo eventi di valore, che puntano a condividere e ad aggregare. Penso ad oggi, alla quarta edizione di “A Nome Loro – musiche e voci per le vittime di mafia”. Alla Città di Castelvetrano che si fa sede e strumento di cambiamento".

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