“La crisi della vitivinicoltura siciliana non può più essere affrontata con promesse e interventi tampone. Servono risorse immediate, perché senza liquidità rischiamo di compromettere la prossima stagione produttiva e il futuro di migliaia di aziende”. È l’allarme lanciato dal deputato regionale del Partito Democratico Dario Safina, che ieri ad Alcamo ha incontrato una delegazione del comparto vitivinicolo del Trapanese, alla presenza di Matteo Paladino, presidente di CIA Sicilia Occidentale, agricoltori, il responsabile del Gruppo di interesse economico vitivinicolo dell'associazione Piero Di Leo e diversi presidenti delle cantine del territorio. Durante l’incontro sono emerse le difficoltà di un settore alle prese con vino invenduto, giacenze crescenti e carenza di liquidità.
“Dopo la vendemmia - hanno spiegato gli operatori del settore - i vigneti devono essere lavorati e preparati per la stagione successiva. Servono risorse, investimenti e liquidità. Se il vino rimane nelle cantine e non si vende, mancano le risorse per sostenere i costi e garantire la continuità produttiva. Il rischio è che molti viticoltori non riescano neppure a ripartire il prossimo anno”. Da qui le richieste avanzate dal comparto: 50 milioni di euro di aiuti diretti ai viticoltori nella prossima legge di stabilità regionale, distillazione di crisi obbligatoria per almeno 500 mila ettolitri della produzione siciliana, riattivazione del Fondo di garanzia previsto dalla legge regionale n.
6 del 2009 e un fondo per abbattere i costi di trasporto verso i mercati nazionali ed esteri. “La Sicilia paga ancora pesantemente il gap dell’insularità: trasportare il prodotto costa circa 8 euro al quintale, contro i 5 euro della Puglia. Una differenza che penalizza le nostre imprese e ne riduce la competitività. La Regione deve intervenire anche su questo fronte”. “È fondamentale, inoltre, che questi interventi – ha proseguito Safina - vengano programmati e finanziati tenendo conto anche dei principi sanciti dalla cosiddetta Sentenza Azzorre della Corte di giustizia europea.
Dobbiamo esplorare tutti gli spazi di autonomia finanziaria e normativa riconosciuti alla Regione Siciliana per costruire strumenti di sostegno efficaci, nel rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato, evitando che il ricorso ai soli regimi de minimis finisca per limitare ulteriormente la capacità di intervento a favore delle nostre imprese”. Il deputato Dem ha poi puntato il dito contro l’esclusione del comparto dalle recenti variazioni di bilancio: “È stato un errore grave.
La miopia del governo Schifani e della sua maggioranza rischia di lasciare senza sostegno un settore produttivo ed economico strategico per la Sicilia. Non parliamo soltanto di vino, ma di lavoro, imprese, presidio del territorio e identità. La Regione ha il dovere di intervenire adesso, prima che la crisi diventi irreversibile. Servono risposte concrete, e servono subito”.
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